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13.06.2019

Conti correnti a sofferenza

Come uscire da una situazione di debito a sofferenza

Del conto corrente bancario, in breve il C/C, abbiamo già ampiamente parlato in molti approfondimenti, esso è, come noto, il conto aperto presso una banca su cui depositare somme di denaro, ottenere pagamenti attraverso bonifici o versamenti e, corrispondentemente, prelevare somme e effettuare bonifici di pagamento senza vincoli, salvo quelli di legge e quelli legati alle effettive disponibilità di denaro. Le aziende ottengono, spesso, un affidamento collegato al C/C così da gestire la quotidianità ma, quando si verifica il caso di una crisi aziendale o di abbassamento del rating, la banca revoca l’affidamento e l’azienda deve coprire immediatamente l’esposizione debitoria. Se non riesce a farlo entro i termini previsti la banca considera il debito incagliato e, se si evidenzia uno stato di crisi tale per cui le possibilità di rientro sono relativamente, poche allora il debito viene definito a sofferenza.

Il debito a sofferenza

La sofferenza bancaria è una procedura grave che la banca intraprende nei confronti di un cliente moroso, essa fa presumere che il debitore non sia in grado di restituire il debito, quindi non sia in uno stato momentaneo di mancanza di liquidità e che possa addirittura essere insolvente al punto di fallire. Lo stato di credito a sofferenza comporta, parimenti, l’iscrizione nella Centrale Rischi della Banca d’Italia con l’ulteriore conseguenza della richiesta di rientro dai fidi da parte degli altri istituti, se esistenti. L’iscrizione a sofferenza avvia una serie di attività legali e, se non già fatto al momento dell’incaglio, comporta il coinvolgimento degli eventuali garanti. L’azienda che si vedesse iscritta in sofferenza nella Centrale Rischi, dunque, sarà, con ogni probabilità, costretta ad affrontare la revoca degli affidamenti presso tutti gli istituti con cui opera e, paradossalmente, vedrà ridursi la possibilità di uscire dalla crisi; è per questo che l’iscrizione a sofferenza può affossare definitivamente un’azienda in difficoltà.

Uscire dallo stato di sofferenza

Allo stato di sofferenza si arriva passando per una serie di stati precedenti di cui l’azienda ne è, certamente, ben conscia. La diminuzione del fatturato o, anche, della qualità dei crediti comporta uno squilibrio finanziario che, se non gestito adeguatamente, si tramuta in incaglio (si pensi ad un anticipo fatture le cui scadenze non sono onorate dai debitori) e, conseguentemente, in sofferenza se alla richiesta di rientro da parte della banca l’azienda non riuscisse a farvi fronte. Inutile rammentare che una gestione accorta sa interpretare i segnali di crisi così da schierare le giuste contromisure anticipando le mosse della banca. Comunque sia, qualsiasi sia lo stato in cui l’azienda si trova è fondamentale che l’imprenditore si faccia affiancare da consulenti specializzati in crisi aziendale e diritto bancario. I momenti di particolare tensione aziendale, infatti, vanno affrontati con un approccio multidisciplinare e solo con l’assistenza di un team specializzato è possibile farlo efficacemente. Sarà opportuno fare una due diligence e analizzare tutti i contratti bancari, a cominciare da quello soggetto a revoca; negli affidamenti in C/C, infatti, possono annidarsi delle irregolarità nel contratto ovvero nel calcolo degli interessi dovuti. Irregolarità che, se correttamente evidenziate, potranno consentire l’avvio di attività utili a contrastare le mosse dell’istituto evitando un inasprimento nei rapporti e l’avvio di azioni esecutive nonché le segnalazioni in sofferenza che pregiudicano l’accesso al credito, fondamentale per professionisti ed imprese.

La GMB FINANCE assiste, col suo team di esperti, le aziende nella gestione degli stati di crisi.

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